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Per i brand che vogliono commercializzare i propri capi di abbigliamento per adulto a livello globale, la conformità alle normative vigenti rappresenta spesso una sfida. La conoscenza dettagliata degli standard internazionali e la gestione dei rischi legati all’approvvigionamento, la realizzazione e la performance degli articoli tessili possono essere di supporto al tuo business.

Per approfondire questo vasto ed eterogeneo tema, abbiamo intervistato i nostri esperti: Angela Donati, EMEA Softline Technical Lead, e Silvia Lai, Technical Manager — Technical Research and Protocol Development.

Qui di seguito trovi l’intervista completa e, se ritieni interessante questo articolo, condividilo su LinkedInFacebook e Twitter.

Restiamo a tua disposizione per maggiori informazioni.

 

Domanda: Per l’immissione sul mercato cinese, le prove di solidità colore devono essere effettuate anche sulle stampe?
Angela
: Sì. Le prove di solidità colore vanno effettuate su tutti i componenti presenti sul capo di abbigliamento, quindi sul tessuto principale, ma anche sulle stampe e su eventuali nastri o bordure e ricami quando sono di dimensioni sufficienti per poter eseguire la prova.

Domanda: Sempre in Cina, sono previsti requisiti di infiammabilità particolari per l’abbigliamento da notte?
Angela
: No, sull’abbigliamento da notte si eseguono le stesse prove che si fanno sull’abbigliamento da giorno, quindi per l’adulto le prove previste dalla GB 18401 e per il bambino la GB 18401 più la GB 31701. Non ci sono specifiche prove di infiammabilità che sono invece previste per altri mercati come quello USA, Canada, UK e Australia.

Domanda: In USA, che cos’è il General Certificate of Conformity (GCC)? Può essere in formato elettronico?
Silvia:
Per rispondere alla prima domanda: ogni fabbricante di un prodotto (e l’azienda che appone sul prodotto il proprio marchio, qualora sul prodotto compaia un marchio privato) incluso nel campo di applicazione del CPSIA 2008 e di qualsiasi altro atto della Commissione deve certificare, sulla base di prove, che il prodotto è conforme a tutti i bandi, le regole, gli standard e i regolamenti applicabili. Per i prodotti non destinati ai bambini i certificati devono essere basati su prove eseguite su ciascun prodotto o un su ragionevole programma di prove.
Per quanto riguarda la seconda domanda: la Commissione ha emanato una norma nel 16 CFR parte 1110 che consente specificamente l’uso di un certificato elettronico, purché:

  • la Commissione e le dogane abbiano accesso ad esso;
  • il GCC elettronico contenga tutte le informazioni richieste dalla legge;
  • esso sia conforme agli altri requisiti del 16 CFR 1110 (esempio: il certificato è identificato da un identificatore univoco ed è possibile accedervi tramite un URL del world wide web o altri mezzi elettronici, deve esserci un modo per identificare la sua data di creazione o di ultima modifica.

Domanda: Come si possono inserire i requisiti della California Proposition 65 nella Restricted Substances List (RSL)?
Silvia:
Non esiste una modalità stabilità dalla legislazione, tuttavia l’approccio più comune è quello di inserire una richiesta generale ai propri fornitori di confermare che il prodotto non richieda il warning ai sensi della legge (o se lo richiedesse, di specificare per quali sostanze) e di inserire in RSL le sostanze più comunemente riscontrate e verificate nei settlments di prodotti simili, pur consapevoli che questa azione serve a mitigare il rischio senza coprirlo completamente.

Domanda: In USA, per la prova di infiammabilità, vanno testati tutte le varianti colore?
Angela: Quello che un brand deve avere è un ragionevole programma di prove, in modo da garantire che tutta la merce immessa sul mercato sia conforme. Di conseguenza, per i tessuti più a rischio, è necessario ampliare il campionamento e soprattutto verificare i risultati ottenuti dai test; in base alla criticità potrà quindi essere necessario selezionare più colori o più lotti di produzione.

Domanda: Nella linea guida Europea relativa alla restrizione delle sostanze CMR (cancerogene, mutagene e reprotossiche) è presente un elenco di prodotti coperti dalla restrizione in quanto “vengono a contatto con la pelle in misura simile a quella dei capi d’abbigliamento”, questa lista è da considerarsi esaustiva?
Silvia:
No, l’elenco che viene fornito nella linea guida non è da considerarsi un elenco esaustivo, ma solo un elenco di prodotti che, a titolo di esempio, ricadono nella restrizione. Ogni volta che un prodotto ha un contatto con la pelle simile ad una capo di abbigliamento deve essere considerato ricadente nella restrizione, anche se non esplicitamente menzionato nella linea guida. Ad esempio, prodotti di puericultura come i marsupi, i passeggini, le carrozzine, hanno sicuramente delle parti che prevedono un contatto con la pelle simile all’abbigliamento. Pertanto, è opportuno valutare tutti i prodotti, anche non strettamente di abbigliamento, per stabilire l’applicabilità della restrizione.

Domanda: In Europa, il Regolamento POP sugli inquinanti organici persistenti elenca alcune sostanze che sono coperte anche dal Regolamento REACH. In questi casi qual è il Regolamento che prevale?
Silvia:
Entrambi i Regolamenti sono applicabili, pertanto in linea di principio è necessario prendere in considerazione tutti e due, selezionando il limite più restrittivo e il campo di applicazione più ampio. Tuttavia, a tale proposito, è stata recentemente pubblicata una proposta di regolamento che ha lo scopo di rimuovere alcune sostanze dal Regolamento REACH (PCP, PFOA, DecaBDE) proprio per evitare che ci siano queste sovrapposizioni. In futuro ci si aspetta quindi che non ci siano più sovrapposizioni tra i due regolamenti.

Domanda: Per concludere, una domanda di carattere generale: i capi in fibre naturali rilasciano microfibre durante il lavaggio?
Angela:
Sicuramente anche i capi in fibre naturali rilasciano frammenti di fibre durante il lavaggio, essendo però queste in materiale di origine animale o vegetale tendono ad essere meno persistenti nell’ambiente, si degradano molto più velocemente e quindi sono di minore preoccupazione.

 

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