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La corretta etichettatura dei capi di abbigliamento dipende dai Paesi di commercializzazione e può essere supportata da valutazioni formali e sostanziali delle indicazioni da riportare, tra cui l’analisi del contenuto di fibre chimiche e microscopiche.

Proprio a riguardo dell’etichettatura di composizione e di manutenzione dei capi di abbigliamento abbiamo intervistato Angela Donati, EMEA Softline Technical Lead, per rispondere ad alcune domande su questo tema.

Qui di seguito trovi l’intervista completa e, se ritieni interessante questo articolo condividilo su LinkedInFacebook e Twitter.

Restiamo a tua disposizione per maggiori informazioni.

 

Domanda: Per l’etichetta di manutenzione, la revisione in corso della norma ISO 3758 prevede un’armonizzazione dei requisiti a livello globale?
Angela: L’armonizzazione a livello globale è uno degli obbiettivi che si vorrebbero raggiungere, ma ci sono due scogli principali. Il primo è dovuto ad un disallineamento nelle date di aggiornamento delle norme, ad esempio la norma giapponese sui simboli di manutenzione è stata revisionata nel 2014 ed è strettamente correlata con la versione attuale della ISO 3758 quindi, con la revisione della ISO 3758, potrebbero nascere delle differenze che verranno colmate solo quando la norma giapponese verrà di nuovo revisionata. Un altro scoglio è legato al pagamento delle royalties a Ginetex in quanto alcuni Stati come, ad esempio gli Stati Uniti, hanno deciso di mantenere la loro norma (per gli Stati Uniti la ASTM) che ha dei simboli diversi al fine di non essere tenuti a pagare tali royalties. 

Domanda: Nelle etichette dei capi di abbigliamento ritroviamo spesso il simbolo “non candeggiare” perché è quello più sicuro a livello di solidità del colore, questo modo di agire è accettabile negli USA?
Angela: In particolare per gli Stati Uniti — che hanno una legge federale — non è possibile etichettare il capo “non candeggiare” se la candeggina clorata e non clorata non danneggiano il prodotto. In generale, dalle analisi che eseguiamo in laboratorio risulta che circa il 90% dei tessuti hanno una buona solidità del colore alla candeggina senza cloro quindi chiediamo ai produttori di etichettarli correttamente con la dicitura “only non chlorine bleach, when needed”. Questa raccomandazione è valida anche per tutti gli altri Paesi di destinazione. 

Domanda: Per quanto riguarda le tolleranze sul contenuto di fibre, negli USA si applicano le stesse regole anche per i prodotti contenenti lana?
Angela: Il Wool Act and Rules non prevede alcuna tolleranza per il contenuto dei prodotti in lana. Tuttavia, il Wool Act afferma che le variazioni rispetto al contenuto dichiarato di fibre non sono considerate etichettate in modo errato se “la deviazione è derivata da inevitabili variazioni nella produzione e nonostante l’esercizio della dovuta cura per rendere accurate le dichiarazioni” sull’etichetta. A fini pratici, la Commissione quindi applicherà la tolleranza del 3% consentita per altri prodotti tessili anche ai prodotti di lana. Anche in questo caso quindi, la tolleranza non si applica se l’etichetta indica che il prodotto è interamente in lana, ad esempio 100% lana o 100% cashmere, e il capo dovrà essere tutta lana o tutto cashmere.

Domanda: In Cina, nel caso di un articolo venduto in un imballo è obbligatorio riportare il contenuto di fibre anche sull’imballo?
Angela:
Se il contenuto di fibre etichettato sul capo è visibile dall’esterno dell’imballo (ad esempio se si tratta di una scatola con finestra trasparente) non è necessario riportare il contenuto di fibre anche sull’imballo, ma se il contenuto di fibre non è visibile questo dovrà essere riportato sia sull’articolo che sull’imballo.

 

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